Un voto reale, ma nessuna tassa ancora in vigore
Venerdì 30 ottobre 2026, l'Assemblea nazionale francese ha approvato l'emendamento I-1358 di Laurent Lhardit, deputato del gruppo Socialistes et apparentés, durante la prima lettura del disegno di legge di bilancio per il 2027. Il resoconto ufficiale della votazione indica 35 partecipanti: 11 voti a favore, 10 contrari e 14 astensioni.
Il governo e il relatore generale del bilancio si sono opposti. L'approvazione riguarda un emendamento, non una legge di bilancio approvata definitivamente e promulgata. Al 1º novembre 2026, questa tassa non è quindi in vigore. Il dossier parlamentare colloca ancora il bilancio in prima lettura all'Assemblea nazionale.
Chi pagherebbe i 5,5 centesimi per GB?
Il testo approvato individua i fornitori di contenuti come soggetti tenuti al pagamento. I fornitori di accesso a Internet parteciperebbero alla misurazione dei volumi, sotto la supervisione dell'Arcep e dell'amministrazione fiscale.
Aspetto | Cosa prevede l'emendamento |
|---|---|
Soggetto tenuto al pagamento | Il fornitore di contenuti che invia i dati |
Base di calcolo | Il volume inviato ai clienti dei fornitori di accesso |
Aliquota | 0,055 € per gigabyte, cioè 5,5 centesimi di euro |
Tetti | 15% del fatturato realizzato in Francia o 2% del fatturato totale |
Dichiarazioni | Trasmissione trimestrale delle misurazioni alla DGFiP |
Misurazione tecnica | Modalità da precisare con decreto |
I privati non sarebbero direttamente tenuti al pagamento. La formula riguarda un volume di dati, senza limitarsi agli acquisti: download, video online e aggiornamenti potrebbero rientrare nel meccanismo. Steam e gli store delle console sono esempi di servizi potenzialmente interessati; il testo non li cita espressamente.
Un download da 200 GB: 11 € prima dei tetti
La moltiplicazione circolata sui social è corretta. Per un gioco come l'attesissimo GTA VI, che potrebbe pesare 200 GB: 200 × 0,055 = 11 €. Esprime però un importo lordo teorico a carico del mittente. Non permette di affermare che il prezzo di un gioco aumenterebbe automaticamente di 11 €. Ecco alcuni esempi puramente aritmetici:
Volume trasmesso | Importo lordo teorico, prima dei tetti |
|---|---|
10 GB | 0,55 € |
50 GB | 2,75 € |
100 GB | 5,50 € |
150 GB | 8,25 € |
200 GB | 11,00 € |
Queste somme non sono né un tariffario applicato ai giocatori né un annuncio commerciale di Steam, Sony o Microsoft. Il calcolo finale dipenderebbe in particolare dal tetto applicabile all'azienda.
Un'altra insidia: lo spazio occupato sull'SSD non corrisponde necessariamente alla quantità scaricata. Valve spiega nella sua documentazione SteamPipe che i dati vengono suddivisi, compressi e cifrati per la distribuzione. Anche gli aggiornamenti possono trasferire solo una parte dei file. Un gioco che occupa 200 GB una volta installato non permette quindi, da solo, di dedurre 200 GB di traffico.
L'immagine virale che associa GTA VI a un download da 200 GB resta un'illustrazione: non basta a stabilire la dimensione reale del download. I volumi della tabella sono volutamente indipendenti da un gioco specifico.
Per lo streaming, Netflix indica un consumo che può raggiungere 7 GB all'ora in 4K. Due ore a questo massimo corrisponderebbero a 14 GB, cioè 0,77 € all'aliquota prevista, sempre prima dei tetti.
I tetti cambiano la lettura degli importi
Il testo prevede il 15% del fatturato francese o il 2% del fatturato totale. Non chiarisce come si combinino questi due riferimenti.
Queste percentuali riguardano il fatturato, non l'utile. La relazione illustrativa ne giustifica la presenza con le attività che trasmettono molti dati per euro di ricavi, in particolare videogiochi e video on demand.
Misurare i flussi non basta a identificarne l'origine
La raccolta prevista sarebbe aggregata e anonimizzata. Gli operatori dichiarerebbero l'identità dell'azienda mittente, il suo identificativo presso IANA e i volumi, senza registrare il contenuto né la destinazione. Per le reti di distribuzione dei contenuti, o CDN, il testo considera i flussi in uscita.
L’Arcep descrive una difficoltà importante: le infrastrutture possono essere condivise da più servizi e gli operatori di hosting o CDN trasportano dati per conto di terzi. Le sue statistiche non consentono quindi sempre di attribuire direttamente un flusso all'editore del contenuto consultato.
Nel suo barometro 2026, riferito alla fine del 2025, Akamai, Netflix, Amazon, Google e Meta rappresentano insieme il 48,9% del traffico verso gli utenti finali nel perimetro studiato. Akamai, però, distribuisce in particolare i contenuti dei propri clienti. Una quota di traffico misurata a livello di rete non equivale automaticamente a una quota della futura tassa. L'attribuzione fiscale e la verifica dei volumi resterebbero aspetti decisivi dell'applicazione.
Dieci miliardi attesi, una misura contestata in Parlamento
Nel resoconto della seduta, Laurent Lhardit sostiene un gettito stimato di 10 miliardi di euro e un contributo sostenuto principalmente dai grandi operatori internazionali. Presenta la misura come un modo per riequilibrare il loro contributo fiscale rispetto alle aziende stabilite in Francia. La cifra resta una stima del sostenitore del testo.
Philippe Juvin, relatore generale, segnala il rischio che l'onere venga trasferito agli inserzionisti. David Amiel, ministro dell'Azione e dei Conti pubblici, contesta l'attuazione e stima che metà dell'onere potrebbe ricadere su fornitori più piccoli, in particolare francesi. Parla così di 5 miliardi per questi operatori.
Laurent Lhardit risponde in aula che il costo sarebbe limitato per le piattaforme francesi, citando la propria stima per TF1. Gli intervenuti divergono quindi sulla ripartizione e sugli effetti del prelievo; le loro valutazioni non sono importi definitivamente accertati.
Le reazioni di VideoLAN, OVHcloud e Xavier Niel
La preoccupazione va oltre i videogiochi. Frandroid riporta che VideoLAN, l'associazione dietro VLC, parla di oltre un milione di euro all'anno. Laurent Lhardit richiama invece il tetto e afferma che la tassa non si applicherebbe all'associazione. Quest'ultima contesta la risposta. Il testo non prevede un'esenzione esplicita per il software libero o le associazioni; ciò non basta però a confermare l'importo annunciato da VideoLAN, che dipenderebbe anche dalla base imponibile e dai tetti.
Sul fronte cloud, Clubic riporta l'analisi di Octave Klaba in cui il fondatore di OVHcloud stima l'onere lordo per la propria azienda in circa 70 milioni di euro all'anno, prima dell'eventuale effetto dei tetti. È una simulazione del dirigente, non un'imposta definitivamente determinata. Anche Xavier Niel ha criticato pubblicamente la misura il 31 ottobre.
Quali rischi per i prezzi di giochi e abbonamenti?
Come sottolinea Frandroid, le aziende potrebbero assorbire l'onere, modificare le tariffe o cercare di ridurre i volumi trasmessi. Un trasferimento del costo è possibile, ma oggi non è né obbligatorio né quantificabile. L'aliquota non basta a prevedere un aumento dei prezzi dei giochi, degli abbonamenti video o dei servizi cloud.
Occorre inoltre distinguere l'ottimizzazione tecnica da un calo della qualità. Valve documenta già la compressione e la riduzione dei download degli aggiornamenti; una tassa non introdurrebbe queste pratiche. Un peggioramento del servizio sarebbe un'eventuale scelta delle aziende, non una disposizione imposta dall'emendamento. La relazione illustrativa richiama un beneficio ecologico della riduzione dei volumi: è un obiettivo dichiarato, non un vantaggio ambientale dimostrato dal voto.
Il seguito dipende dal bilancio 2027
Il voto del 30 ottobre non conclude l'esame del bilancio. La prima parte del disegno di legge di bilancio e il successivo iter parlamentare possono ancora modificare o eliminare questa disposizione. Per entrare in vigore dovrebbe essere inclusa in una legge promulgata; anche la misurazione tecnica richiederebbe le precisazioni annunciate tramite decreto.
Per ora, scaricare un gioco o guardare un video non comporta quindi alcun pagamento a titolo di questa nuova tassa. L'aspetto da seguire è se verrà mantenuta o meno nel testo finale del bilancio.
In sintesi
Il voto c'è stato davvero, ma le cifre virali spesso confondono la tassa lorda, l'onere finale dell'azienda e il prezzo pagato dal consumatore. Al 1º novembre 2026 è stato approvato solo un emendamento: né gli 11 € per gioco né un aumento degli abbonamenti costituiscono un nuovo addebito imposto agli utenti.